Month: March 2011 Page 1 of 3

Fraterna allegria

Ti cerco e non ti trovo fraterna allegria

Ma so che tu ci sei

Nel germogliare delle prime margherite primaverile

Nell’alba e nel tramonto quotidiano

Nello sguardo e nel sorriso dell’amore amato

Ci sei perché amore evento

Presenza incommensurabile

Realtà che non passa

Perciò voglio imparare a riconoscerti

Mettermi nella disciplina giornaliere dell’ascolto

Per poi contemplarti

Mi arrendo alla Tua persecuzione

Mi inabisso e ancora, paradossalmente, non ti trovo.

Ma so che tu ci sei.

A dinâmica do verdadeiro amor

Depois que a amada se vai, não admite-se tristeza [talvez nostalgia]. O que fica é o impulso de fazer com que àquele Amor, intenso, profundo e humanamente completo, toque os corações das pessoas que encontrar.

Difícil traduzir um sentimento transbordante em uma única frase, mas acredito que a descrição acima explica de modo suficiente um aspecto específico da Felicidade, que pressupõe exclusividade.

O amor entre duas pessoas, por mais que pareça contraditório pensar, não é «finalístico» em si. Na verdade nenhum tipo de amor é estático. O “amar” exige um movimento interior e exterior, que se alimenta reciprocamente, para que depois dure, no contínuo renovar-se. A Felicidade não pode estar sob custodia, mas precisa ser constantemente (re) construída. É caminho e fim [metodológico e ontologicamente].

Pessoalmente, sempre que me vi preso em uma relação fechada em si, encontrei-me limitado, frustrado, aparentemente porque o amor é só em quanto “relação” [amor exige amado e amante].

Claro que, antes de tudo, o amor entre duas pessoas nasce em uma relação interior de reciprocidade, mas adquirida uma “unidade” precisa ser redimensionado na relação exterior, com o mundo, a humanidade. Diria que é um amor de “duas medidas”, porque precisa se realizar nos dois âmbitos e mais que tudo, pra que se realize plenamente, “depende” da disposição do outro.

Já o amor «universalístico», o amor ao próximo, expressa sua exclusividade no amor a CADA próximo. Não é um amor “descaracterizado”, mas que exige um exercício maior de desapego “humano” para construir e reconstruir relações com cada pessoa amada[ universalidade].

Aqui também o amor é dinâmico, necessariamente, para existir, durar. Têm complexidades específicas a respeito da gratuidade e reciprocidade, mas é sobretudo uma Felicidade que se faz independente “de terceiros”.

Entender essas duas dinâmicas foi essencial para que eu pudesse ter consciência de qual amor eu, pessoalmente, desejo (e sou chamado) a “anunciar” [kerigma] para a humanidade.

No processo de amadurecimento do conhecimento da fé percebo que a missão do cristão moderno é justamente mostrar ao mundo a beleza e plenitude do amor Divino, que há em suas entranhas a “dor do abandono”, mas principalmente nos permite conhecer a verdadeira essência da Felicidade = Amor, que foi profundamente banalizado pela experiência cultural “pós descartiana”.

Claro que, como disse no post anterior [em italiano] não basta somente ter consciência. Posteriormente somos TODOS “chamados” a responder, a agir e o encontro com essa Felicidade = Amor, depende efetivamente disso.

La gratuità come risposta all’amore di Dio – “La logica naturale dell’amore trinitario”

In una lezione di economia tenuta da Luigino Bruni, Daniel Beniamino lo ha interpellato circa il rispetto del concetto di reciprocità e l’impossibilità di amare senza aspettare, umanamente, una risposta dell’altro.

(…)

Un tuffo nelle comprensioni politiche e nel conoscere lo sviluppo della coscienza giovanile dopo il ’68, mi ha fatto sentire dallo stesso Daniel alcune esperienze fatte dal movimento sociale in Brasile, che cercava con la formazione, di “risvegliare” i giovani ad una coscienza globale co-relazionata.

Dopo averlo sentito ho detto che, secondo me, non basta la coscienza: l’esperienza è determinante per capire la dimensione umana dell’amore, è ciò che ci spinge a capire il senso profondo della nostra conoscenza.

Da lì abbiamo fatto un tuffo profondo nel cos’è l’amare secondo l’ottica trinitaria. In quel momento di profonda comunione mi sono subito ricordato dell’intervista fatta, ormai quasi un anno fa, con Maria Voce, sulla cultura del dare e l’economia di comunione in cui lei mi ha fatto vedere come l’amore rispetta la libertà degli altri e che quando ci troviamo davanti alle situazioni in cui l’altro, coscientemente, decide di “non amare”… ci tocca soltanto testimoniare l’amore, che percorre un apparente “senso unico”.

Ma in verità quest’amore verso gli altri, [una comprensione personale] proprio perché è basato sul libero arbitrio ed anche perché è «excursus» ermeneutico, è anzitutto risposta all’amore personale di Dio per noi, che c’è, indipendentemente.

L’amore di Dio non va o torna, ma è la nostra capacità di accogliere e interpretare che cambia, si sviluppa, nel momento in cui siamo in relazioni con gli altri. L’amore è l’essenza di Dio ed è presente in tutto il Creato e nei rapporti interni fra esse. Noi siamo invitati a vivere la reciprocità con Dio, per rispondere al Suo amore.

Allora, essenzialmente amiamo per due motivi: prima per stare in rapporto reciproco con Dio, rispondendo al Suo amore, facendo la nostra parte (in maniera volontaria e libera) e poi per permettere che gli altri possano vivere la stessa esperienza e scoprano la bellezza di stare in rapporto reciproco con Dio.

È vero anche che tante volte Lui manifesta il Suo amore personale per noi attraverso la risposta delle persone (o della natura). Mi sembra che potrebbe forse essere un modo Suo di farci capire l’interdipendenza e l’unità del cosmo. Quando amiamo come risposta all’amore di Dio, coltiviamo l’amore negli altri, poi (liberamente e volontariamente) possiamo rispondere anche a questo amore, amando, permettendo che l’amore sia la logica intrinseca in tutte le relazioni umane.

Qui la gratuità è necessariamente rispettata, ma c’è una tensione verso la reciprocità, condizione intrinseca perché questa “logica per natura” sia presente.

L’amore non ha altro che fare che non amare, ma avrà sempre bisogno dell’amato e dell’amante perché sia perfetto, cioè, reciproco.


La gratuità come risposta all’amore di Dio

La logica naturale dell’amore trinitario

In una lezione di economia tenuta  da Luigino Bruni, Daniel Beniamino lo ha interpellato circa il rispetto del concetto di reciprocità e l’impossibilità di amare senza aspettare, umanamente, una risposta dell’altro.

(…)

Un tuffo nelle comprensioni politiche e nel conoscere lo sviluppo della coscienza giovanile dopo il  ’68, mi ha fatto sentire dallo stesso Daniel alcune esperienze fatte dal  movimento sociale in Brasile, che cercava con la formazione, di “risvegliare” i giovani ad una coscienza globale co-relazionata.

Dopo averlo sentito ho detto che, secondo me, non basta la coscienza: l’esperienza è determinante per capire la dimensione umana dell’amore, è ciò che ci spinge a capire il senso profondo della nostra  conoscenza.

Da lì abbiamo fatto un tuffo profondo nel cos’è l’amare secondo l’ottica trinitaria. In quel momento di profonda comunione mi sono subito ricordato dell’intervista fatta, ormai quasi un anno fa, con Maria Voce, sulla cultura del dare e l’economia di comunione in cui lei mi ha fatto vedere come  l’amore rispetta la libertà degli altri e che quando ci troviamo davanti alle situazioni in cui l’altro, coscientemente, decide di “non amare”… ci tocca soltanto testimoniare l’amore, che percorre un apparente “senso unico”.

Ma in verità quest’amore verso gli altri, [una comprensione personale] proprio perché è basato sul libero arbitrio ed anche  perché è «excursus» ermeneutico, è anzitutto risposta all’amore personale di Dio per noi, che c’è, indipendentemente.

L’amore di Dio non va o torna, ma è la nostra capacità di accogliere e interpretare che cambia, si sviluppa, nel momento in cui siamo in relazioni con gli altri. L’amore è l’essenza di Dio ed è presente in tutto il Creato e nei rapporti interni fra esse. Noi siamo invitati a vivere la reciprocità con Dio, per rispondere al Suo amore.

Allora, essenzialmente amiamo per due motivi: prima per stare in rapporto reciproco con Dio, rispondendo al  Suo amore, facendo la nostra parte (in maniera volontaria e libera) e poi per permettere che gli altri possano vivere la stessa esperienza e scoprano la bellezza di stare in rapporto reciproco con Dio.

È vero anche che tante volte Lui  manifesta il Suo amore personale per noi attraverso la risposta delle persone (o della natura). Mi sembra che potrebbe forse essere un modo Suo di farci capire l’interdipendenza e l’unità del cosmo. Quando amiamo come risposta all’amore di Dio, coltiviamo l’amore negli altri, poi (liberamente e volontariamente) possiamo rispondere anche a questo amore, amando, permettendo che l’amore sia la logica intrinseca in tutte le relazioni umane.

Qui la gratuità è necessariamente rispettata, ma c’è una tensione verso la reciprocità, condizione intrinseca perché questa “logica per natura” sia presente.

L’amore non ha altro che fare che non amare, ma avrà sempre bisogno dell’amato e dell’amante perché sia perfetto, cioè, reciproco.

[vidaloka] É um só o amor – Encontro de Noivos em Castel-Gandolfo

É difícil resumir em poucas frases a intensa vida que tenho maravilhosamente o privilégio de “jogar”.

Pude saborear nos últimos dez dias uma experiência não só inédita mas simbolicamente decisiva para os passos que já sentia o desejo de dar, porém que exigia uma compreensão inteligível critica e não uma postura de confiança quase dogmática (sem querer banalizar a importância da fé no processo hermenêutico [de compreensão] pessoal).

Mas enfim, na semana passada participei com Flavia do encontro de namorados organizado pelo Movimento Famílias Novas, sub-estrutura do Movimento dos Focolares que se ocupa de formação no âmbito familiar.

Talvez, por curiosidade, alguém perguntaria a origem desse desejo tão grande de  viver algo desse tipo. Para quê um encontro de namorados! Porém, para explicar teria que expor todos os “impulsos” interiores e o sonho de não só ter alguém “pra conviver”, mas “pra construir uma vida junto”.

Esse desejo foi muitas vezes “bloqueado” por pessoas que acredito “bem intencionadas” pensavam que o melhor para mim era, ou me contentar com a inferioridade do matrimônio e por isso seguir uma vida de consagração ou não perder tempo com “beatices” e simplesmente aproveitar a vida “enquanto dure o amor”.

Claro que o fato de ser cristão, acreditar que as relações nascem de um “arqué” [princípio] transcendente e me sentir pronto para “dar a vida” para fazer com que outras pessoas experimentem o amor materno/paterno di Dio, talvez servissem de motivo para tais “incentivos”, mas internamente nenhum desses discursos conseguiu me satisfazer, sempre quis algo mais “humano”, “encarnado”, sempre quis construir uma Família (com F maiúsculo).

Durante esse encontro, pela primeira vez na minha (não tão) jovem vida, recebi uma resposta satisfatória aos meus anseios. Claro que sabia e sentia que ela existia, mas não havia ninguém até o momento capaz de mostrar a beleza, a radicalidade e o imenso desafio que nasce de uma vida “a dois”, baseada pela antecedente escolha totalitária de Deus.

Encontrar a minha vocação nas palavras de Chiara Lubich e sentir o coração “queimar” de alegria, experimentando uma enorme paz e também o temor da grandeza desse chamado, foi certamente o momento mais especial desde que cheguei na Europa.

A grande descoberta, depois, foi entender que a vocação do “casado” não nasce sozinha. Ninguém é simplesmente chamado a casar, mas casar COM ALGUÉM, o que implica não só uma anterior vontade individual, mas um passo posterior que nasce do amor recíproco, que depois se realiza plenamente “no Sim do altar”.

Porém, o “fantástico” do encontro de namorados foi perceber que aquele SIM é só o começo de uma aventura misteriosa, maravilhosa, feita de alegrias e também de dores, crises, desafios, crescimento, mas existe por acaso ressurreição sem morte? Alegria sem dor? Verdade sem contradição?

É interessante pensar que talvez grande parte dos meus amigos não relacionem felicidade com sofrimento e decisão com vocação. Nas escolhas simples, mas sobretudo nas complexas, profundas.

Depois desse encontro “bello” é preciso VIVER. Com Flavia decidimos continuar na busca e no crescimento recíproco da vida em comunhão, como preparação aos passos concretos que queremos dar no próximo ano. O interessante é que logo depois estivemos juntos por mais quatro dias para comemorar o meu aniversário juntos e ali pudemos já experimentar de maneira intensa tanto a alegria, como o desafio que é a vida construída juntos.

Felicidade, depois, é justamente ser fiel ao sentimento profundo que nos leva a busca da Verdade, as vezes quem está ao nosso lado é Luz, as vezes sombra, mas tudo concorre na “travessia do túnel”.

Testamento 2011 – Felicidade que nasce da atividade mais alta do conhecimento

Finalmente hoje completo (e começo) outro ano daquele que considero um maravilhoso «excursus» [caminho], busca profunda da Verdade, ontologicamente «alethèia» [verdade existente que se mostra] e essencialmente «kenosi». O tentativo metodológico de (des)contínuo esvaziar-me para dar espaço ao “novo”, que muitas vezes amedronta, mas que quase sempre permite um crescimento interior e em direção aos outros.

Esse intenso “esperar” o «kairos» [tempo certo], parece depois que nunca coincide com os ansiosos desejos cronológicos. È necessária uma paz que as vezes incomoda, mas que me ajuda a dar a medida certa da consciência gnosiológica do que é paciência.

Legal também é perceber, consequentemente, que tudo o que a busca metafísica e as explicações cientificas não conseguem alcançar, a misericórdia fraterna “chega lá”!

Nesse ano “sophiano” fiquei amigo de “belas figuras”: Parmênides, Descartes, Sócrates, Lucas, mas os melhores com certeza são Aristóteles, Galileu Galilei e o apóstolo Paulo. Esses três personagens me fizeram descobrir a beleza da interdisciplinaridade trinitária: filosofia, ciência e teologia.

Um mergulho decidido na ontologia trinitária da Criação e do Criador que depois me ajudou a abrir o coração à «pericoresi» com a qual “eu estou no mundo na mesma medida que o mundo está em mim”.

Nos relacionamentos, amizades, estudo… em cada experiência pude encontrar o Amor (ágape), que na diversidade do outro me fere, mas que é caminho único para uma profunda experiência de Verdade.

Talvez hoje a minha riqueza é sobretudo ter adquirido um novo conhecimento, novas perspectivas, fruto da experiência em Sophia. Porém, sem os relacionamentos trinitários e fraternos com os colegas de estudo, seria uma visão quase «ideológica».

De qualquer forma, o Amor, em mim, ressona não somente no desejo de levar o “divino” à humanidade. Em mim o “La afinador” é um amor único, especifico, pessoal. Amar nunca mais será, depois desse ano, uma palavra de significado absoluto in si mesma. Amor é amar COM, amor Da, Amá-la.

Nesses meus vinte seis anos pude experimentar um sentimento novo, intenso, grande demais, mas que realmente se transformou em companheiro e sentido para a almejada Máxima Felicidade!

O amor necessita do amado e do amante. Amor, amado, amante… a visão trinitária do mundo não me deixa mais em paz.

Felicidade, gratidão e um grande sentimento de responsabilidade em levar tudo aquilo que recebi (e recebo) ao mundo, às pessoas. Ser verdadeiro instrumento do Comunicador.

Queria ter a coragem paulina e a caridade mariana, mas me vejo sempre mais nas “traições judasianas” e na “falta de fé tomésiana”. Mas, de qualquer forma, procuro seguir em frente…

… Feliz , não da felicidade estampada em sorrisos, mas naquela indubitável porque faz brilhar os olhos.

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